Sisma centro Italia 2016: ripartire da seconde case e social housing

martedě 12 marzo 2019   Nessun commento
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Sisma centro Italia 2016: ripartire da seconde case e social housing

Seconde case nel centro Italia per ripartire dopo il sisma

Il progetto punta sulle vocazioni di queste aree per tornare a fare impresa ricostruendo. Nomisma ha elaborato la pre-fattibilità di tali progetti con una quantificazione economica di massima dell’investimento. Un aspetto in particolare del progetto si occuperebbe della valorizzazione delle seconde case nell’area. Il turismo rappresenta infatti un volano essenziale per favorire la ripresa economica e la rinascita dei territori colpiti dal sisma. È importante però intercettare i nuovi target turistici sfruttando le nuove tendenze di viaggio e le opportunità offerte dalle tecnologie informatiche, per dare vita a nuovi servizi per lo sharing holiday dell’area appenninica centrale. I viaggiatori richiedono oggi soggiorni più brevi, di tipo esperienziale legati alla condivisione dei gusti, dei percorsi, della cultura dei luoghi.

Avendo sul territorio un’elevatissima incidenza di seconde case (in alcuni Comuni superiore al 60% del totale delle abitazioni, dove il dato medio nazionale è del 22,7%) per Nomisma questo patrimonio “costituisce una rilevante immobilizzazione di ricchezza che se opportunamente valorizzata potrebbe generare posti di lavoro ed un impatto economico diretto e indiretto rilevante sul territorio”.

Il progetto vede la creazione di 4 strutture specializzate, una per regione, coordinate a livello centrale da un partenariato istituzionale ed economico composto dal Pubblico e da alcuni rappresentanti dei proprietari di seconde case. Le 4 strutture si occuperanno del marketing, della promozione del patrimonio di seconde case, della loro manutenzione e gestione complessiva: a partire dall’accoglienza del turista, all’assistenza durante la vacanza, sino alla gestione dei feedback finali.

I vantaggi per i proprietari delle seconde case sarebbero in particolare legati alla possibilità di mettere a reddito ed estrarre maggiore valore dagli immobili e parallelamente si aprirebbero opportunità di lavoro a diverso livello di qualificazione per un numero significativo di giovani.

Per l’avvio del progetto Nomisma stima la necessità di un numero minimo di 1.900 case (meno del 2% del patrimonio abitativo vuoto o non occupato da residenti): in Umbria circa 250 abitazioni, in Abruzzo circa 350 unità, in Lazio 400 per arrivare alle circa 900 unità del patrimonio marchigiano.

Per quanto riguarda il costo dell’intervento Nomisma ritiene che nella fase di start-up, tra investimenti e circolante, vi sia un’esigenza finanziaria stimabile in circa 3,8 milioni di euro per il primo anno e 3,6 milioni per il secondo con un pareggio del conto economico a partire dal secondo anno (dato da un incremento stimato dei ricavi delle 4 strutture tra il primo anno e quello successivo pari a poco meno del +3%). Ipotizzando una suddivisione degli introiti tra proprietari delle abitazioni e strutture di gestione nella misura rispettivamente di 2/3 e 1/3, il fatturato annuo complessivo per le quattro strutture di gestione si attesterebbe a circa 2,8 milioni di euro (circa 400 mila euro per la struttura abruzzese, 368 mila per quella umbra, 523 mila per quella laziale e 1.470 mila per quella marchigiana).

La gestione di 1.900 alloggi nelle 4 regioni del cratere potrebbe ammontare – per il Centro Studi bolognese – in circa 104 posti di lavoro diretti (51 nelle Marche, 17 nel Lazio, 22 in Abruzzo e 15 in Umbria). A ciò va sommato l’indotto derivante da un maggior numero di presenze sul territorio e, soprattutto, da una loro diversa articolazione territoriale.

Modelli di residenza multi generazionali

L’aspetto residenziale del progetto valutato da Nomisma vede anche la realizzazione di residenze multi generazionali. Le aree del cratere infatti vedono una presenza di over 65 maggiore rispetto alla media nazionale di almeno 3 punti percentuali (25% del totale) mentre la percentuale di giovani (inferiori ai 14 anni) è inferiore di 2 punti percentuali rispetto alla media nazionale. Nel territorio marchigiano ancora si contano inoltre circa 500 persone assistite in strutture ricettive, alcune delle quali in condizioni di fragilità. Ne viene che è molto sentito il problema abitativo senza dimenticare la necessità di ricostruire e rafforzare il senso di comunità di diverse fasce della popolazione.

Nomisma ritiene opportuno promuovere nelle aree del sisma nuovi modelli di residenza per un target di popolazione eterogenea “con l’obiettivo di favorire forme di coabitazione fondate sui valori e sulla pratica della solidarietà e della mutualità”. Obiettivo è quindi la realizzazione di formule di residenza multigenerazionali per una fascia di popolazione eterogenea (anziani autosufficienti o in presenza di limitazioni funzionali minime, famiglie, giovani e studenti) negli ambiti territoriali fortemente compromessi dalla crisi (Fermo, Ascoli Piceno e Macerata). Questa tipologia di residenze genera un modello di coesistenza e di mutuo sostegno tra giovani e anziani e nuclei familiari promuovendo così un supporto reciproco. La previsione di canone sociale mensile è tra i 200-250 euro al mese, a sconto del 20/30% del canone sul libero mercato.

I risultati attesi consistono in particolare nella riqualificazione di uno o più immobili per contenere i costi dell’intervento e garantire una finalità sociale, il favorire l’attivazione di un tessuto sociale locale con le comunità residenti colpite dal sisma, il concorrere alla riduzione dei costi sociali e sanitari attraverso pratiche di co-care in grado di risolvere i problemi assistenziali meno complessi, il favorire economie di scala sia per chi gestisce le strutture sia per gli inquilini stessi e la promozione di azioni di prevenzione volte a ritardare la necessità di interventi a più alta intensità assistenziale (e quindi più costosi).

Realizzazione di un “villaggio” per il sostegno ai malati di Alzheimer

La regione Umbria stima 17 mila casi di demenza, di cui il 60% imputabili all’Alzheimer; la regione Marche segnala 8 mila persone esposte alle gravi conseguenze di questa patologia, mentre nella regione Lazio i casi riguardano 70 mila persone, di cui circa la metà nella provincia di Roma. In Abruzzo la malattia colpisce 15 mila anziani (circa il 5% della popolazione over 65 anni).

Il progetto di realizzazione di un villaggio dedicato a queste persone propone la realizzazione di uno spazio per la cura dell’Alzheimer nelle fasi iniziali della malattia nei Comuni colpiti dal sisma; il modello cui Nomisma si è ispirata è quello dei “villaggi Alzheimer” (in Italia presenti a Monza e Cardano in provincia di Varese).  Si intende la realizzazione di un villaggio integrato in un contesto urbano che possa incoraggiare una vita attiva per quanto possibile normale (per le persone con ridotta capacità cognitiva) con la previsione di laboratori, attività culturali e servizi ricreativi.

Circa il 90% dei ricavi totali proverrebbe dai posti letto con un tasso di occupazione del 90% e una tariffa giornaliera di oltre 100 euro al giorno, di cui all’80% a carico del privato e 20% a carico del pubblico. Il costo dell’intervento per una struttura capace di accogliere circa 100 posti letto è compreso in un range tra 70.000 – 100.000 euro a posto letto.

 

Fonte: https://www.idealista.it/news/immobiliare/residenziale/2019/03/11/130326-sisma-centro-italia-2016-ripartire-da-seconde-case-e-social-housing



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